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Il Palazzo Reale

Nel quartiere di S,Martino era ubicato il Palazzo Reale, la cui porzione superstite si può vedere percorrendo il corso Umberto, al numero civico. L'edificio originale era molto più grande, ovviamente. Dovendo ospitare tutta la corte di Palermo con armi, bagagli, cavalieri e dame, soldati, servitori, cuochi, magazzinieri, somari e cavalli e non per una breve sosta, ma per  due

mesi ogni anno, prima di tutto aveva un piano in più e inoltre occupava tre isolati dei nostri. La facciata arrivava fino all' attuale Via Caldarera e poi, in profondità, i locali si estendevano almeno fino all' attuale Via Orto, se non più giù, fino alla Via S.Caterinella, dove potevano essere ubicati gli ambienti di servizio,  come cucine, stalle, magazzini, residenza della servitù, alloggiamento dei soldati. Le stanze ampie e confortevoli del complesso principale erano destinate ad accogliere i sovrani e la famiglia reale, i nobili che li accompagnavano, gli alti funzionari dello Stato. E' vero che i Re si rifugiavano qui per non soffrire il caldo estivo a Palermo, ma ne approfittavano per occuparsi un po' più da vicino della parte orientale del Regno, per farsi vedere un po' anche da queste parti. Da qui legiferavano, e molti decreti, provvedimenti e lettere del Trecento risultano dati (come si diceva allora) a Randazzo nei mesi fra luglio e agosto.

Da questo si può capire la grandissima importanza di Randazzo a quell'epoca. La sua poszione, le sue solide mura e fortificazioni, il suo decoro urbano e lo status di fedelissima città demaniale, la rendevano degna di ospitare con regolarità niente meno che la gran Corte di Palermo!

Questo è un fatto di cui oggi soprattutto il randazzese non riesce più a rendersi conto e chi viene da fuori spesso né lo sa né tanto meno può immaginarlo.

D'altra parte il poco che resta del glorioso palazzo, trasformato in residenza privata, per anni ha ospitato un negozio di alimentari, poi un centro giovanile del Comune e, oggi, l'iniziativa di maggior successso: la pizzeria Royal!

E tutto il resto? Spezzettato, suddiviso in porzioni più o meno grandi sulla linea che dà sul corso Umberto, frammentato in piccolissime abitazioni  nella parte interna, defalcato di un piano dopo le scosse sismiche del XVII secolo, privatizzate le aree dei servizi e trasformate in residenze nobiliari. E tanto a che serviva ormai il Palazzo, se a partire dagli inizi del secolo XV in Sicilia non c'era più un Re, ma solo un Vicerè e il Re vero stava a Napoli e a entrambi non saltava neanche per l'anticamera del cervello di trascorrere le ferie sull'Etna? Sic transit gloria mundi, ma questa decadenza lentamente ha interessato tutto il paese di Randazzo e tutta la Sicilia.

Ben diversi erano i tempi in cui tra queste mura si aggiravano sovrani attivi e instancabili, desiderosi di veder progredire il proprio Regno, di vederlo prosperare e crescere come un giardino, per cui si spendevano, per cui lottavano.

Alla fine del Regno di Trinacria, inaugurato al principio del Trecento da Federico III d'Aragona, i sovrani Martino di Montblanc e Bianca d'Evreux (di Navarra) si trovarono spesso a Randazzo e fino al 1414 troviamo un provvedimento firmato dal loro successore, Ferdinando I de Antequera, ancora a Randazzo.

Bianca invero vi giunse in circostanze tempestose, nel corso della guerra civile scatenata dal ribelle Conte Cabrera. Di recente vedova e privata anche della protezione del suocero, re d'Aragona, anch'egli venuto a mancare, si trovò a dover reggere da sola le sorti del Regno. Durante i suoi viaggi attraverso la Sicilia combatteva il Cabrera e portava pacificazione, mediando fra i contrastanti interessi della parti in gioco. A Randazzo venne per accettare il pemtimento della città, che, con suo grande stupore, si era schierata in un primo tempo a favore del suo avversario.

Rimase qui dieci giorni e scrisse numerose lettere a varie città  con l'obiettivo di preparare il Parlamento che potesse dare all'Isola un nuovo Re, scelto dai Siciliani.

Queste lettere ci sono rimaste e sono conservate a Palermo, all'Archivio di Stato.

E dei progetti di Bianca che se ne fece? Tempo perso! Non riuscì a realizzare il suo proposito e il nuovo Re fu inviato come sempre dall'estero ...  e anzi, questa volta fu peggio, perchè non fu più un vero Re, ma un semplice Vicerè.

Gli sbilenchi resti del nostro Palazzo reale sono lì, a confermarlo.

Per chi vuole approfondire:
Don Salvatore Calogero Virzì, Randazzo. Coll. Paesi di Sicilia, Palermo, Ibis, 1965.
(ancora in vendita a Randazzo, edicola nel primo tratto di Via Umberto)
Raffaele Starrabba, Lettere e documenti relativi al vicariato della Regina Bianca in Sicilia. Palermo, 1933