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La Regina Bianca di Navarra

La rievocazione medievale di Randazzo è stata ispirata fin dalla prima edizione alla figura della regina Bianca di Navarra, ultima regina di Sicilia.

Tra gli scopi della manifestazione l'Ass. Sicularagonensia poneva e pone sullo stesso piano la valorizzazione del centro storico, la promozione turistica di Randazzo, il recupero di un'identità legata alle vicende passate del paese.

Per tal motivo è importante ricordare che cosa Bianca abbia rappresentato per la Sicilia e per Randazzo in particolare.

La regina, o meglio Vicaria del Regno alla morte del marito Martino I il giovane, si trovò a gestire una difficilissima situazione di interregno alla morte del suocero Martino il vecchio, re d'Aragona e padre del suo defunto marito, nel 1410.

Bianca restava l'unico legale rappresentante della monarchia aragonese in Sicilia, in attesa della nomina di un nuovo sovrano.

Il momento era stato già vissuto precedentemente con esiti nefasti, quando, in assenza di legittimo sovrano, le famiglie più importanti della feudalità siciliana avevano dato inizio al periodo chiamato sinistramente “dell'anarchia feudale”, spartendosi di fatto in quattro zone di influenza la Sicilia.

A ciò aveva messo fine con un colpo di mano Martino il giovane che aveva rapito e sposato l'ultima erede della dinastia che regnava in Sicilia dalla  fine della guerra del Vespro, ossia da un secolo.

Alla morte di costui la moglie, Bianca di Navarra, che non aveva avuto figli, da un lato attendeva decisioni dall'Aragona, dall'altro voleva convocare un Parlamento affinchè i siciliani scegliessero il nuovo re, dall'altro ancora era sospettata di volersi sposare e di voler trasmettere il potere al nuovo marito, possibilmente un siciliano (latino) e non un catalano.

Per tale motivo il Gran Giustiziere Bernardo Cabrera fomentò una ribellione contro Bianca, convincendo molte città e nobili a disubbidirle e a combatterla, perchè usurpatrice e perchè donna!

Bianca, allora venticinquenne, mostrò una determinazione e un coraggio imprevisti, non solo, ma una chiarezza di vedute e un affetto per l'Isola che non erano sospettabili.

Combattè tenacemente e sconfisse il Cabrera, ma alla fine dovette cedere alla volontà del concilio di Caspe che nominò un Re spagnolo, e alle insanabili fratture tra le componenti della società isolana che si dimostrarono incapaci di prendere una decisione autonoma.

Così “la bella regina” salutò per sempre la Sicilia e tornò in Spagna, dove si risposò, divenne regina di Aragona ed ebbe tre figli.

Il periodo di permanenza della regina a Randazzo è documentato da una serie di lettere scritte proprio da qui nel giugno del 1411.

Vi era giunta provenendo da Troina, nel corso del lungo viaggio che ella aveva intrapreso col fine di sconfiggere la rivolta del Cabrera, riunificare e pacificare il regno sotto il suo controllo per conto della casa d'Aragona.

Randazzo si era ribellata, sotto la spinta dei baroni Lanza, ma successivamente era stata indotta a miglior consiglio dalla minaccia dell'esercito regio. Bianca venne a cogliere la resa del paese e il rinnovato giuramento di fedeltà. Com'era suo costume non applicò sanzioni, non inasprì i possibili contrasti, ma si limitò a esiliare per due anni i baroni responsabili di aver aizzato la rivolta, ripristinando il paese in tutti i suoi diritti e nelle sue tradizionali prerogative.

Da Randazzo si adoperò per convocare quel Parlamento (ideato dal marito Martino il giovane) che avrebbe potuto, se completo di tutte le sue rappresentanze: aristocrazia, clero e universitates (le città più importanti) e concorde, eleggere autonomamente il nuovo re.

Visto che a Messina c'era la peste e a Taormina non si poteva per ragioni contingenti, Bianca aveva pensato di convocare il Parlamento addirittura a Randazzo e stava dando disposizioni per organizzare qui il grande evento.

Successivamente le cose cambiarono e l'impresa non riuscì.

Tra tutti i re e le regine che transitarono dal nostro paese certamente Bianca è quella che ha lasciato una traccia più forte e, dato il carisma del personaggio e le vicende avventurose di cui fu protagonista durante la sua permanenza in Sicilia, nonché il tentativo coraggioso e generoso che la vide protagonista, ci è sembrato bello, quasi doveroso, dedicarle la nostra rievocazione.

Per chi vuole approfondire
Raffaele Starrabba, Lettere e documenti relativi al vicariato della Regina Bianca in Sicilia. Palermo, 1933