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Il quartiere di S.Martino

Il paese di Randazzo è stato suddiviso, dalla sua fondazione, nel secolo XI, in tre quartieri: di S. Maria, o dei Latini, di S. Nicola, o dei Greci, e di S. Martino, o dei Lombardi.

Ogni quartiere ( o sarebbe meglio dire terziere) fu dunque residenza di genti di diversa provenienza: i Latini forse erano detti così perchè altri non erano che i Normanni, i quali avevano riportato la Sicilia sotto l'ala della chiesa di Roma e alla liturgia in latino (o forse perchè alti e chiari di carnagione e di capelli: “latino” in siciliano sta a significare “bello”); i Greci erano probabilmente gli autoctoni, di liturgia Greco-ortodossa; i Lombardi appartenevano alla colonia dedotta dai Normanni in questo e altri luoghi con funzione organizativo-militare. Questi lombardi furono determinanti e diedero un'impronta indelebile al paese, sia nell'impianto urbanistico, che rispecchia quello dei

ricetti (borghi fortificati) del Piemonte, da cui provenivano, sia alla lingua, che ancora oggi è classificata come Gallo-italico. Come a Montalbano Elicona, Novara di Sicilia, Piazza Armerina, Aidone, Vicari, Capizzi, Nicosia, Sperlinga, questi fedeli sudditi del Gran Conte furono utilizzati come disboscatori, edificatori, guerrieri in funzione anti araba in località dell'interno poco popolate e poco controllabili dal potere centrale.

A Randazzo, che sorse proprio con la loro venuta, e il cui etimo, lo ricordiamo, è di problematica origine, intitolarono la loro parrocchia a un santo, come S.Martino di Tours, che era a loro familiare.

Il quartiere di S.Martino è quello che conserva più numerose testimonianze del Medioevo, dato che fu il meno colpito dai bombardamenti del luglio 1943, che privarono il paese di gran parte del suo patrimonio storico artistico.

Innanzitutto lo splendido campanile, esempio  unico in Sicilia di arte di inflluenza franco-provenzale, il Castello, un tratto di mura, i resti del Palazzo Reale, sede estiva della Corona durante il Trecento, un gran numero di finestre, portali, casette sparpagliate attraverso gli stretti vicoli e ancora pienamente riconoscibili. Tra tutte il complesso di Via Agonia, attualmente in fase di restauro, e la casa di Via S.Caterinella 19, sede della “Casa della musica e della liuteria medievale” dell'Associazione Secoli bui, dedita allo studio della musica, della poesia e delle arti dello spettacolo nel  Medioevo.

Chi si addentra per le viuzze del quartiere potrà osservare le “vanellazze”, strette intercapedini che separano le file di casette prospicienti su strade parallele. Questi spazi, oggi chiusi da cancelletti, servivano a dare aria agli edifici e a raccogliere le acque piovane convogliandole sugli assi viari principali. Risalgono anch'esse, come del resto tutto l'impianto del quartiere, al modello di fondazione, invariato dal secolo XI !

Ogni quartiere aveva una sua funzione caratteristica: quello dei Latini era la residenza delle famiglie aristocratiche della feudalità normanna, quello dei Greci raccoglieva le famiglie dedite alla mercatura e quello dei Lombardi era sede del potere militare e dei lavoratori dediti al disboscamento e alla pastorizia. Il sobborgo di Murazorotto, dove si trovavano, per legge, tutte le stalle e gli ovili, sta proprio fuori del quartiere di S. Martino e tuttora vi si possono vedere, tra le numerose alterazioni recenti, le basse e nere costruzioni in pietra a secco  che lo costituivano.

Randazo, distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, aveva conservato per secoli il suo aspetto medievale nonostante i frequenti e ben noti eventi sismici, grazie alla robustezza delle costruzioni, frutto dell'esperienza e della perizia dei maestri lombardi che lo edificarono e, forse, grazie alla posizione scelta, su un ampio rilievo di basalto, in grado di spezzare il flusso delle onde distruttive dei terremoti.

Una bella visione del sito si può cogliere poco fuori la Porta di S. Martino, guardando  in direzione del Castello.

Per chi vuole approfondire
Oltre alle opere generali su Randazzo di Salvatore Calogero Virzì, si veda in particolare:
F.Basile, L'etnea Randazzo. Genesi e crescita. Messina, 1984