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Il Castello di Randazzo

Il nostro castello risale alla fondazione del paese, ossia al secolo XI, quando se ne posero le basi, ma successivamente fu ampliato e, ora del secolo XIV, risultava molto più grande di quel che si vede oggi, comprendendo scuderie e altri ambienti di servizio andati perduti.

La denominazione corrente di “Castello carcere” allude alla fase in cui, tra XVIII e XX secolo, l'edificio fu adibito esclusivamente ad usi carcerari, ma ben diverso o comunque più ampio ne fu l'utilizzo nei tempi antichi.

Quando Randazzo era una roccaforte molto potente, tra XII e XV secolo, come “terra” ricadente nella giurisdizione del Demanio Regio,  godeva di diversi privilegi, tra cui quello di amministrarsi da sé attraverso magistrature annuali elettive e quello di ospitare ufficiali di nomina regia di stanza permanente.

Tra questi ufficiali vi erano il vice secreto, che sovrintendeva alla raccolta delle imposte e dipendeva direttamente dal secreto (segretario o camerario) di Palermo e il Capitano, che organizzava la difesa della città e amministrava la giustizia penale in nome del Re.

Queste cariche impedivano che in un centro importante come questo venissero perpetrati gli abusi tipici del potere locale del sistema feudale in vigore all'epoca.

I due personaggi risiedevano, con la guarnigione, tra le forti mura del castello e  da qui espletavano le loro importanti funzioni.

Ovviamente vi dovevano essere anche celle di detenzione, che occupavano solo parte dell'edificio.

Dopo il secolo XV, quando la Sicilia perse lo stato di Regno, le cariche pubbliche vennero vendute ai migliori offerenti e ci si ritrovò nella comune situazione di dipendenza dalla volontà dei baroni locali.

Il castello diventò dapprima sede di famiglie altolocate e nel secolo XVIII fu adibito a carcere.

Le alterazioni e le manomissioni della struttura medievale originale sono profonde, come si può notare già a un primo sguardo.

Nessuna delle aperture ha conservato l'aspetto originario e i rifacimenti hanno interessato tutte le parti dell'edificio. I restauri degli anni novanta hanno messo in luce realtà occultate, come la famosa “camera di li crozzi” al piano terreno, una vasta sala riempita per lo spessore di circa due metri di resti umani (!) e hanno occultato elementi originali, come la famosa gabbia di ferro in cui venivano esposte le teste mozzate dei condannati, semplicemente sparita.

Oggi il castello è un museo, che ospita un'interessante raccolta archeologica di pezzi provenienti dall'insediamento siculo-ellenico che sorgeva a circa cinque chilometri a est del paese medievale, lungo il corso del fiume Alcantara, in direzione di Mojo.

Nei sotterranei anche una raccolta di Pupi siciliani che vede presenti quasi tutti i personaggi della saga carolingia come assimilata e riproposta dalla tradizione siciliana ottocentesca del teatro popolare di figura.

Note critiche

Il Castello è l'ultima delle torri che guarnivano la cinta muraria di Randazzo, dopo lo sconsiderato abbattimento dell'altra che sopravviveva, fino agli anni Settanta, nell'attuale Piazza Oratorio, dove oggi, al suo posto e al posto del trecentesco Convento di S. Domenico, si può ammirare la palazzina dell'ex poliambulatorio, ora presidio veterinario. A  lode dell'amore per la storia e le antichità del paese.

Nel libro della Regione Siciliana dedicato ai Castelli di Sicilia, uscito pochi anni fa, il castello di Randazzo non viene nemmeno nominato, mentre vi sono riportati quello della vicina Maletto (un rudere appena rionoscibile) e quello di S.Salvatore de Placa (Francavilla), al cui posto si trovano oggi solo i pochi resti del convento basiliano che gli succedette nel secolo XI.

Sviste, trascuratezza, sfortuna? Tre degli ingedienti tipici della storia recente di questo borgo affascinante e, francamente, assai bistrattato.

 

Per chi vuole approfondire:
Domenico Ventura, Randazzo e il suo territorio tra Medioevo e prima età moderna.
Ed. Sciascia, 1991
Don Salvatore Calogero Virzì, Randazzo. Collana Paesi di Sicilia, Palermo, Ibis, 1965 (ancora in vendita nell'edicola La Sicilia nel tratto iniziale di Corso Umberto)